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Io sono l'Undici di picche

" Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe! " PATETICA(MENTE) parlando

Ingrid Pandolfini

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mi descrivo in tre parole:
-passionale
-imprevedibile
-sognatrice
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January 17

Recensione de "Il grande Gatsby"

 
 
La storia di un uomo non vale più di quanto si possa credere.
Il romanzo di Fitgerald mette in luce la vita di un uomo, James Gatz, che si forgia dal nulla, diventa un uomo facoltoso per raggiungere e realizzare un sogno: riconquistare la donna amata. Vediamo la sua grande casa, la sua grande e piena vita, assistiamo ai sui grandi ricevimenti. Tutto in lui è grande, per la gente del West Eggs degli anni venti: ricca, raffinata, frivola. E se raggiunge la sua grande posizione lo deve ai vantaggi di attività per niente legali. La voce narrante del libro è senz'altro quella più adatta per spiegare le dinamiche della vita del protagonista: Nick Carraway, un uomo differente dall'ambiente distaccato in cui si trovava, l' "intruso" tra gli invitati nelle feste che teneva Gatsby.
Tutta la storia si svolge per speigare la fine del protagonista.
Il suo sdegno per l'infanzia misera, ed il suo orgoglio per la sua fama in continua ascesa, spingono il lettore a provare sentimenti di compassione nei suoi confronti. Quindi ci vengono descritti i suoi importanti rinfreschi dove accorrevano centinaia di stimati della West Eggs, persone rilevanti di tutto e di niente.
Le prime pagine del romanzo sfavillano di luci, denaro, risate più o meno sincere, inutilità. Questo è il principale interesse per questa gente e lo era ancor di più per Daisy, la donna che da sempre amava Gatsby. Il primo incontro fra i due, dopo il loro amore estivo dimenticato, sembra che abbia a quel tempo radicato nei loro cuori sentimenti sinceri. Gatsby sapeva che doveva dimostrare a Daisy di essere qualcuno nell'alta società. Ma questa, se dapprima appare perfetta, rivela il fango di ognuno dei personaggi che emerge inevitabilmente con la scoperta di amanti e di personalità tanto fragili quanto astruse. Questo era il vero fascino di Daisy, la sua stranezza, la sua sbadataggine che coincideva con il suo incanto. Ma una donna che abbracci ail denaro con più passione di come abbraccia un essere umano è destinata a deludere e ad indignare.
A Gatsby non rimane che un pugno di mosche.
D'un tratto una catastrofe: un'incidente d'auto che comporta dei terribili equivoci. L'auto di Daisy e Gatsby si scontra con quella dell'amante del marito di Daisy e muore sul colpo, di questo viene incolpato il protagonista. Questa è la causa per la quale Wilson, marito della donna defunta, uccide Gatsby.
Della sua morte si occupa Nick con la qual Gatsby aveva instaurato una non esplicita amicizia. Senza sorpresa scopriamo che al funerale di Gatsby non partecipano le tante personepresenti alle sue feste di quand'era in vita. L'ipocrisia delle sue "amicizie" svanisce nel momento della morte. Gatsby vede i suoi sogni infranti e paradossalmente la sua morte lo salva dalla rande rovina che lo attendeva. Daisy, sparendo per sempre dalla sua vita con il marito, aveva deluso il suo amore e, seppur attorniato dalle persone più ricche e convenienti, era solo. In questi anni aveva impiegato tutte le sue energie per avere successo e per attirare nuovamente a sé Daisy. Se avesse vissuto più a lungo, sarebbe caduto in rovina  o avrebbe trovato il vigore di di rifarsi una vita nuova, fatta di cose vere. Ma un uomo che non ha più un sogno da perseguire non ha nemmeno la forza di combattere e la sua grandezza non sarebbe più valsa per nessuno.
La storia di un uomo ambizioso, composto e sempre malinconico; un uomo come tanti, che la pensa come tanti e ha amato come tanti senza riuscire a realizzare nulla di speciale nella sua vita né per sé né per gli altri.
Forse l'unico che lo avrebbe ricordato "grande" sarebbe stato proprio l'amico, Nick Carraway.
 
 
 
 
 
Ingrid Pandolfini
December 31

2oo9

 
 
 
Buon 2oo9 a tutti!!!!!!!!!!
November 23

21/11/2008

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Ingrid e Andrea Cuore rosso
November 06

Ellittico di titolo.

Ellittico di titolo

 

Se nel cammino compresi

Di cosa qualcuna

Ascolta gli offesi                                      

Domani la luna.

 

Il tempo va lento

Non quello che sento

Di meraviglia un leggero tormento.

 

Il giullare di quante facezie è capace!

Ma nol sa fare dell’era fugace

Un rischio

Un inganno

Raschiando quel muschio                             moon-12.jpg

Del prossimo anno.

 

Oso quel che voglio

Col nero e col vermiglio

Cerco nel nascondiglio

Un lieto sbadiglio

Che porti consiglio

Che spazzi il subbuglio.

 

Seppur chiusa in quel recinto

Prendo quel dipinto

Lo tengo e rimango.

 

Così, diversa

Nel mio futuro persa:

da una parte un certo coniglio

dall’altra mi meraviglio

che di gioia si muoia in salamoia,

ciò vuol dire che di amore e di perdono

non ascolto il tuo abbandono.

 

 

Ho scritto questo non-sense che spiegherò –o tradurrò, fate voi- in queste poche righe:

 

Se qualcosa ho imparato dalla vita è proprio questa: un momento hai tutto e il momento dopo non hai niente. E viceversa. Imprevedibile come lo può essere il tempo dell’autunno, la nostra vita cerca come sempre di spiazzarci e, proprio quando crediamo di aver mandato all’aria i suoi piani, la sua arte nel gioco, la sorte ci mette all’angolo. Sembriamo liberi nelle nostre scelte, ma forse quello in cui siamo realmente liberi è la volontà di reagire o di gioire di fronte agli avvenimenti più avversi e disparati.

E adesso devo creare, devo inventare, recitare qualcosa, qualcuno. Sento che un’era della mia vita si è conclusa pochi giorni fa: alcune cose rimarranno tali e quali a prima, altre cambieranno radicalmente e, sebbene io abbia timore nell’affrontare il mio futuro, serbo un’ansia di gioia nel mio cuore, come ci fosse una sorpresa che attenda la mia visita.

 

 

Ingrid

November 03

Oggi

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Che cosa sono questi abbracci di consolazione?

Questi incoraggiamenti superficiali che mi scivolano, viscidi, sulla pelle.

E forse dovrei cominciare proprio con te, Padre, a rimproverarti. Non sei stato forse tu il primo uomo a escludermi dalla tua vita? sei ancora tu che mi tormenti

Cosa abbiamo di diverso? In fondo uomo e donna non sono poi così differenti.

Hai solo capito che nel distaccarti dalle emozioni riesci a sopravvivere meglio.

La tragedia è che ci riesci bene.

La mia tragedia è che ti amo comunque.

Non riesco a comprendere le lacrime per te, da cui non cadrà mai una goccia di sangue.

Come un corpo immobile, attendo un’energia che mi è stata tolta.

 
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